Dialoghi sul futuro: Patrizio Paoletti incontra il regista e sceneggiatore Giacomo Campiotti

Continuano i “Dialoghi sul futuro” tra Patrizio Paoletti e ospiti d’eccellenza. Nell’ottavo appuntamento, dialoga con il presidente della Fondazione il regista Giacomo Campiotti (tra i suoi film “Braccialetti rossi“, “Giuseppe Moscati“, “Liberi di scegliere“), narratore di futuro sostenibile attraverso i tanti personaggi che ha esplorato nei suoi film.


I protagonisti delle storie raccontate da Campiotti sono spesso modelli di “santità laica”. Persone normali, imperfette, che decidono intenzionalmente di fare delle scelte di "rettitudine" per il benessere dell'insieme. Sono personaggi di cui Campiotti cattura il volto, l’anima e l’essenza. L’intento profondo è quello di orientare la mente di noi spettatori verso il rinnovamento, alla riscoperta del “noi migliori di noi”. Molti i suoi personaggi (tra cui Filippo Neri e Chiara Lubich) sono consci della necessità di una scelta da compiere e prendono decisioni in maniera consapevole, accettando tutto ciò che queste decisioni portano con sé.


Il tema centrale del dialogo riguarda proprio la grande responsabilità da parte di chi narra per professione nel proporre modelli a cui aderire. Campiotti e Paoletti, ricollegandosi all’eredità lasciata dal Rinascimento e alla lezione di Giotto, ci ricordano l’importanza dell’arte nell’orientare le nostre vite, per non dimenticare la bellezza insita nella nostra storia.

Come afferma Paoletti, oggi, in quanto esseri umani, mettere al centro la consapevolezza ci permette di sviluppare dentro di noi sensibilità, entusiasmo, energia. In definitiva una nuova visione della nostra storia. Si tratta di una storia in cui non siamo soli, ma che è fatta del nostro prossimo. Capire questo è importante, anzi irrinunciabile, affinché la nostra specie in crisi non soccomba ma anzi faccia un salto evolutivo. Un avanzamento che, come affermava Rita Levi Montalcini, significa entrare nell'utilizzo dei pre-frontali valutativi. Passare da una vita reattiva, che ci vede imprigionati nel bisogno di reagire e di rispondere sempre all'ultimo impulso, a una vita invece riflessiva, dove noi siamo in grado di aprirci alla vita ascoltando le nostre istanze più intime e profonde.


In questa direzione, ognuno di noi è chiamato oggi, in ogni momento preciso della nostra vita, a far qualcosa.


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