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Moshe Bar

La Prefigurazione

“Il cervello è un generatore implacabile di previsioni: è sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo.” 

Esplora l’immagine del cervello. Studia come quest’organo meraviglioso utilizza la coscienza preventiva. Individua delle regioni celebrali, le ‘reti di contesto’, che si attivano in tempo utile per facilitare la percezione visiva, generare previsioni e formare le così dette prime impressioni.

Scopre che tale capacità celebrale riduce l’incertezza e migliora con l’esposizione al nuovo: la prima fonte di apprendimento.

CHI È MOSHE BAR

Moshe Bar si laurea alla Ben-Gurion University in Israele in Ingegneria Biomedica nel 1988. Dopo la laurea consegue un master in Computer Science presso il Weizmann Institute of Science.

Dal 1994 fa il dottorato in Neuroscienze Cognitive presso la University of Southern California. La sua tesi, che riceve un prestigioso riconoscimento da parte del dipartimento di Psicologia della stessa università, studia gli effetti del cervello suscitati da stimoli visivi subliminali.

Bar completa il dottorato ad Harvard e prosegue la sua collaborazione con la Harvard Medical School così da diventare professore associato di Psichiatria e Radiologia, oltre a essere oggi professore associato di Psichiatria e Neuroscienze al Massachussetts General Hospital.

Attualmente dirige il ‘Gonda Multidisciplinary Brain Research Center’ alla Bar-Ilan University di Tel Aviv e il laboratorio di Neuroscienze Cognitive presso l'Athinoula A. Martinos Center for Biomedical Imaging di Boston.

Attraverso il suo lavoro, si occupa di analizzare le connessioni esistenti tra il cervello umano e la capacità visiva esaminando il contesto reale, quindi la capacità del cervello di generare previsioni. Per fare ciò si avvale di strumenti e tecnologie avanzate come la risonanza magnetica funzionale e la magneto-encefalografia.

Bar analizza come la mente umana sia in grado di ‘sfruttare’ il contesto reale. I suoi studi dimostrano che gli oggetti di un determinato ambiente vengono riconosciuti più velocemente e con maggiore precisione se accompagnati da informazioni contestuali. Il neuroscienziato ha infatti individuato delle regioni cerebrali chiamate ‘reti di contesto’ dimostrando che queste aree si attivano in tempo utile affinché sia facilitata la percezione. Con il supporto del National Institute of Mental Health, ha recentemente applicato la sua indagine sulle associazioni contestuali alla neuropsichiatria, indagando se le reti neuronali che mediano le associazioni contestuali sono funzionalmente alterate negli individui con disturbi dell’umore.

INTERVISTA CON PATRIZIO PAOLETTI

INTERVISTA DAL BACKSTAGE

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CONTRIBUTI  E ARTICOLI

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THE JERUSALEM POST

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THE NEW YORK TIMES

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